Gli adattamenti cinematografici sono film e serie tv che derivano da testi letterari di qualsiasi genere. Possono essere tratti da romanzi, racconti, fumetti, opere teatrali, saggi. Anche i film biografici sono adattamenti che hanno però come testi di partenza le biografie, i diari, le raccolte epistolari.
Queste opere esistono dalla nascita del cinema. Se guardiamo all’Italia basta considerare solo alcuni dei titoli dei film usciti nel 1908 per rendercene conto: Amleto, Giordano Bruno, Romeo e Giulietta, Giuditta e Oloferne, Lorenzino de’ Medici, Lucia di Lammermoor, Pia De’ Tolomei. Il primo lungometraggio del cinema italiano, L’inferno, risale al 1911 ed è l’adattamento dell’intera prima cantica della Divina Commedia1.
Benché questo blog tratti principalmente adattamenti cinematografici, non dobbiamo dimenticare che in qualsiasi forma d’arte vi sono adattamenti. Lo studioso Roman Jakobson ha usato le parole traduzione intersemiotica, per definire il procedimento con il quale segni verbali vengono reinterpretati per mezzo di sistemi di segni non verbali2. Per esempio, le storie raccontate dai pupari siciliani dal 1700 attraverso le iconiche marionette, sono anch’esse adattamenti delle leggende epico-cavalleresche del ciclo carolingio e bretone, oppure della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Questo aspetto è trattato più ampiamente in un altro post.
Tornando al cinema: quante volte guardando una trasposizione cinematografica della quale conosciamo il testo di riferimento abbiamo pensato: «È meglio il libro!»? Moltissime! Lo abbiamo pensato con una sensazione di tradimento perché quello che avevamo visto non era conforme a quello che avevamo letto. Il motivo principale di questa discordanza, ma direi anche l’unico, è che il cinema e la letteratura pur avendo come fine ultimo quello di raccontare storie, usano strumenti diversi per farlo. Il cinema usa le immagini, il suono, gli attori, mentre la letteratura usa tutte le possibilità che offrono le parole scritte.
Nell’intervista del 1955 pubblicata con il titolo Il cinema secondo Hitchcock, François Truffaut chiese ad Alfred Hitchcock, parlando del film Rebecca, se il film assomigliasse al libro. La risposta di Hitchcock fu:
Molto fedele, perché Selznick aveva appena fatto Via col vento e, secondo la sua teoria, la gente diventa furiosa se si modifica il romanzo; questo valeva anche per Rebecca. Lei conosce sicuramente la storia delle due capre che stanno mangiando le bobine di un film tratto da un best-seller e una capra dice all’altra: «Personalmente preferisco il libro».
F. Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, Milano, Il Saggiatore, 2014, p. 105.
Cinema e letteratura sono strumenti narrativi differenti e un film adattato, quando viene scritto, è sottoposto a diverse influenze, non soltanto quelle del romanzo di partenza. Influisce l’autorità di chi scrive e/o dirige, il genere cinematografico al quale si vuole puntare e che può cambiare indipendentemente dal genere letterario del romanzo.
Non si può quindi parlare di fedeltà, scrive Linda Hutcheon, perché:
Un adattamento è una ripetizione, ma è una ripetizione che non vuol dire replicazione.
L. Hutcheon, Teoria degli adattamenti. I percorsi delle storie fra letteratura, cinema, nuovi media.


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